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lug 19 2011
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20 minuti “forti” in bilico tra arte e disagio

admin Blog

Da anni sono impegnati in progetti in bilico fra teatro e sociale. E questi sono 20 minuti intensi quanto ispirati (al lavoro fatto con gli utenti del Centro di Salute Mentale di Modena, con i detenuti della Casa di Reclusione di 
Castelfranco Emilia e con i ragazzi della Casa di Reclusione per Minori di Nisida-Napoli). Si sono fatti notare alle finali del Premio Scenario a Santarcangelo nei giorni scorsi e domenica alle 21 lo ripropongono a Calamandrana al festival Teatro e Colline. Il Teatro dei Venti presenta così un lavoro che mira a confondere i confini fra i due ambiti, per creare un contenitore in cui convivono norma e devianza, finzione e realtà, dentro e fuori. Posto che le attività in campo sociale nascono dalla volontà di offrire opportunità di espressione a persone che vivono condizioni 
di disagio, è altrettanto vero che da queste ultime si apprende la più pura e semplice lezione di teatro, quella in cui il “qui e ora” smette di essere teoria e diventa verità. Da questa presa di coscienza deriva il progetto “Senso comune”. È un lavoro che non mette in scena i soggetti disagiati, ma rappresenta il disagio tramite attori che da anni sono in relazione con loro.
 Chiedere a una donna affetta da disagio psichico di reagire teatralmente a uno stimolo come “restare” può dare risultati imprevedibili e spiazzanti. Molto più fertili di una qualsiasi creazione artistica. Nel corso di laboratori incentrati sul trittico di Umberto Boccioni Gli stati d’animo, e nello specifico sull’opera Quelli che restano, sono nati materiali drammaturgici equivalenti a un testo di Beckett o a una coreografia di Pina Bausch: partiture fisiche e testuali prodotte da persone che vivono quotidianamente il disagio e che sono diventate la base di lavoro degli attori. Lo spettacolo esplora racconti di vita ai margini, raccoglie condizioni concrete, esplorate in prima persona, che rimandano a storie lontane dal senso comune del bello, del benessere, del ben fatto, del decoroso e del giusto. 

Il Teatro dei Venti nasce nel 2002 con lo scopo di fondare nella città di Modena un centro permanente di sperimentazione nel quale riunire giovani artisti in cerca di uno spazio concreto, duttile e artisticamente vivace. Le attività si concentrano prevalentemente nel campo delle arti performative e nella formazione teatrale. Nel Giugno 2004 si dà vita al Gruppo di Ricerca Teatrale Nido dei Venti, attori professionisti impegnati quotidianamente nello studio e nell’analisi delle forme espressive e nella realizzazione di spettacoli. 
Il 2 Febbraio 2005 si inaugura Il Teatro dei Venti – Centro per la Ricerca Teatrale, luogo di ricerca, creazione e ospitalità artistica. Il Teatro dei Venti – Centro per la Ricerca Teatrale è un laboratorio, una bottega di artigiani, un terreno fertile per la ricerca, con annessa una programmazione di laboratori aperti al pubblico in cui si possono sperimentare arti performative di diverso tipo.
 TEATRO DEI VENTI “Senso Comune” domenica 24 luglio ore 21.00 
Luogo: Mercato della Terra, piazza Martiri della Libertà “Last Minute” Novità dal Premio Scenario 2011 TEATRO DEI VENTI
Senso Comune con: Igino Luigi Caselgrandi, Francesca Figini, Antonio Santangelo
regia: Stefano Te
musiche: Igino Luigi Caselgrandi, Matteo Valenzi



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lug 17 2011
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Per un teatro senza traumi, la Tappa degli Omini

Stefano Blog

Scovare il pubblico. Ri-aggregare un intero paese intorno ad uno spettacolo che abbia come tema principale le vite dei suoi abitanti, ma in generale le vite di tutti gli uomini. L’obiettivo è creare un rapporto con il pubblico, perché la gente non lo sa di essere pubblico. Ci proponiamo dunque come ascoltatori, ma anche videocome amplificatori di vite vissute. Con questo intendimento Gli Omini sono a lavoro a Calamandrana nei giorni che precedono il festival “Teatro e Colline”. Il loro spettacolo costruito in paese, si chiama “Tappa”, aprirà il cartellone della XXI edizione mercoledì 20 luglio. Riccardo Goretti, Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini riavvicinano la gente cosiddetta comune (non per niente sono stati preferiti piccoli paesi per l’attuazione di queste prime fasi) al cosiddetto teatro… senza traumi. E senza trucchi. Qui non c’è cabaret, non c’è coscia al vento, non c’è effetto speciale o nome televisivo. Ci sono solo flash di vite vere, e chi ha voglia di lasciarsi abbagliare è il benvenuto. “Tappa”: Terzo e ultimo spettacolo del progetto “Memoria del tempo presente” che non troverà mai la sua forma definitiva a si modificherà completamente ad ogni replica. “Si tratta del primo spettacolo Omino in cui ci permetteremo quello che non abbiamo mai avuto il coraggio di fare: arrivare nel paese senza la benché minima idea di ciò che succederà in scena. E lasciarci condurre clusivamente da ciò che troveremo sul posto. Dopo i primi i giorni di indagini, interviste, richieste più o meno sbilenche agli abitanti del paese, infatti, ogni Omino si prenderà le sue responsabilità, creando un suo “pezzo” di spettacolo su ciò che lo ha innamorato in quella settimana”. Gli Omini nascono nel 2006 con lo spettacolo CRisiKo! (Finalista Premio Scenario 2007), primo movimento del progetto “Memoria Del Tempo Presente”. Il modo di lavorare della compagnia si affina lungo il percorso dello spettacolo secondo un metodo del tutto particolare: tramite settimane di interviste, Gli Omini costruiscono i loro copioni con le parole della gente di piccoli comuni d’Italia. Lo spettacolo cambia ad ogni replica, per un anno, per poi attestarsi in versione definitiva e procedere senza più settimane di indagine. Con le stesse modalità, Gli Omini approntano il loro secondo lavoro: “Gabbato Lo Santo” (Vincitore premio del pubblicoal concorso “Giovani Realtà – Accademia Nico Pepe” 2008), “Gabbato Lo Sound” (coprodotto da Volterra Teatro 09, versione musicale di “Gabbato Lo Santo” realizzata con il gruppo “Il Maniscalco Maldestro”); “7Novembre2008 – Un disarmante spettacolo pacchiano” (coprodotto da Kilowatt Festival 09, con Armunia e L’arboreto di Mondaino, vincitore del Premio Cruciani al Festival Visioni); “TAPPA” (terzo spettacolo del progetto “Memoria Del Tempo Presente”).

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lug 15 2011
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Dal Premio Scenario al Festival una Madama Bovary

Stefano Blog

Dal Premio Scenario al Festival una Madama Bovary

  Se Madame Bovary fosse nata nella campagna piemontese sarebbe stata Madama Bovary. E infatti. Al festival “Teatro e Colline” sabato 23 alle 23 al Mercato della Terra di Calamandrana nell’ambito di “Last Minute” Novità dal Premio Scenario 2011, va in scena l’originale studio che Lorena Senestro ha liberamente tratto da Flaubert e altri autori. “Per questo spettacolo – spiega l’attrice e autrice torinese – mi ispiro al celebre romanzo di Flaubert, nel quale ritrovo ascendenze culturali e riferimenti indiretti alla mia biografia. Sono cresciuta in campagna, a stretto contatto con la natura, nell’immobilismo e nella noia della provincia; a ventidue anni, fuori dalle aspettative della mia famiglia, mi sono trasferita in città, per coltivare le mie passioni, prima fra tutte quella per la letteratura e il teatro, senza mai abbandonare quel sentimento originario del vivere che solo l’infanzia trascorsa a contatto con i ritmi della campagna può offrire. Quello che mi interessa portare sulla scena è Flaubert e altri autori come Guido Gozzano e Cesare Pavese che, oltre a fornirmi parole adeguate che non sarei in grado di inventare, offrono un campionario di tematiche di grande attualità: la paura di agire, che è un male moderno; le false chimere, uguali in ogni tempo; i danni provocati da una cultura che spinge il desiderio in territori aridi e illusori; la dialettica tra città e provincia, tra nuovo e tradizione. Soprattutto parto dal “bovarismo” come sentimento onnicomprensivo, che abbraccia tanti temi esistenziali. In proposito, non mi interessa tanto la psicologia di Emma Bovary, quanto piuttosto disegnare il suo travaglio esistenziale attraverso le immagini e le situazioni generate dalla sua immaginazione creatrice. La sua è una battaglia contro l’ignoranza del mondo, persa in partenza. Il lavoro sul testo segue due direttive: in parte viene riproposto alla lettera, nella convinzione che l’evocazione delle immagini e delle emozioni tipica della scrittura di Flaubert abbia un valore teatrale; in parte viene rimaneggiato, per piegarsi a una recitazione di impronta emotiva, strutturata per coinvolgere tanto l’attore quanto lo spettatore. La recitazione adotta soluzioni insolite e antinaturalistiche che generano sorpresa o spiazzamento nello spettatore. L’uso sporadico del dialetto piemontese – tradizionalmente abbinato a registri comici – serve a costruire il registro patetico, che è la chiave dello spettacolo e della condizione della protagonista”. Lo studio, della durata di 20 minuti, è fresco finalista alle finali del Premio che si sono svolte nei giorni scorsi a Santarcangelo di Romagna, ha la regia di Marco Bianchini, le musiche di Eric Maestri e i costumi di Stefania Berrino  

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